Archivio per Agosto 2008

Mahmud Darwish era nato ad al-Birwah, un villaggio presso la città di Ăkka, in Galilea, Palestina, nel 1941, ed è morto ieri 9 agosto 2008 a Houston, Texas (Usa) a seguito di un intervento chirurgico al cuore.

Il suo cuore batterà  imperituro per sostenere il volo degli uccelli oltre l’ultimo cielo.
La forza dei suoi versi resterà a memoria e sostegno di tutte le generazioni.
I suoi versi vessilli per la lotta di liberazione del popolo palestinese.
Cam e Jörg - deposito dei segni
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La poesia e la narrativa palestinese sono una scrittura di impegno civile in cui i temi dell’amore, dell’esilio, della resistenza, della lotta all’oppressione, per il diritto alla vita, per la difesa della propria identità contro la persecuzione e la prigionia, si intrecciano a sentimenti e memoria, paesaggi interiori, di un presente minaccioso ancora esistente.

Alcune poesie di Mahmud Derwish:

Mia madre
Ho nostalgia del pane di mia madre
del caffè di mia madre
della carezza di mia madre
ho nostalgia.
Cresce l’infanzia in me
e m’innamoro della vita
chè dovessi morire avrei vergogna
del pianto di mia madre.
Prendimi,
dovessi ritornare,
potessi un giorno tornare,
scialle per la tua frangia,
copri le mie ossa con erba
fatta pura al tuo passo
Legami
con una ciocca di capelli
con un filo dell’orlo della veste
ché io diventi dio.
Divento dio se tocco
il tuo cuore.
Mettimi,
dovessi ritornare,
legna nel fuoco tuo
corda al terrazzo di casa.
No, non so stare senza
la preghiera del tuo giorno.
Sono invecchiato, rendimi le stelle dell’infanzia
fammi tornare
come tornano gli uccelli
al nido della tua attesa.
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Si tratta di un uomo
Incatenarono la sua bocca/ legarono le sue mani
alla roccia della morte/ e dissero : “ sei un assassino “.
Gli tolsero il cibo, gli abiti, le bandiere
lo gettarono nella cella dei morti / e dissero : “ sei un ladro “.
Lo rifiutarono in tutti i porti / portarono via la sua piccola amata
e dissero : “ sei un profugo “. / O tu, dagli occhi e le mani sanguinanti ! / la notte è effimera, / né la camera dell’arresto
né gli anelli delle catene /sono permanenti.
Nerone è morto, ma Roma no, /lotta persino con gli occhi !
e i chicchi di una spiga morente /riempiranno la valle di grano.

Straniero in una città lontana
Quando ero giovane e bello / la rosa era la mia dimora
e il mio mare erano le sorgenti.
Ma la rosa è diventata una ferita
e le sorgenti un’arsura.
Forse sei cambiato molto ?/ No, non sono cambiato molto
Quando torneremo come il vento
verso la nostra terra
guarda bene la mia fronte
vedrai le rose diventare palme
e le sorgenti diventare sudore.
Mi troverai come ero prima giovane e bello.
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ASSASSINATOÂ N.48
Nel suo petto trovarono
una lanterna di rose
e una luna.
Giaceva morto su una pietra
trovarono … monetine
nella sua tasca,
e sopra di lui una scatola di zolfanelli e un passaporto.
Sul morbido braccio, invece,
c’erano dei tatuaggi.
La madre l’aveva baciato,
l’aveva pianto un anno dopo l’altro.
Spini cervini gli crebbero negli occhi
e le tenebre si addensarono.
Anche il fratello, quando crebbe,
e andò per le vie della città
cercandosi un lavoro, lo buttarono in cella.
Lui non possedeva un passaporto,
ma portava per le strade
una cassa di marciume… ed altre casse …
O bambini del mio paese: /cosi morì la luna !

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Innamorato dalla Palestina

I tuoi occhi sono una spina nel cuore
lacerano, ma li adoro.

Li proteggo dal vento
e li conficco nella notte e nel dolore
cosi la sua ferita illumina le stelle,
trasforma il presente in futuro
più caro della mia anima.

Dimentico qualche tempo dopo
quando i nostri occhi si incontrano
che una volta eravamo
insieme, dietro il cancello.

Le tue parole erano una canzone
che io tentavo di cantare ancora,
ma la tribolazione si era posata
sulle fiorenti labbra.

Le tue parole come la rondine
volarono via da casa mia
volarono anche la nostra porta
e la soglia autunnale
inseguendo te,
dove si dirigono le passioni ….

I nostri specchi si sono infranti
la tristezza ha compiuto 2000 anni,
abbiamo raccolto le schegge del suono
e abbiamo imparato a piangere la patria.

La pianteremo insieme,
nel petto di una chitarra;
la suoneremo sui tetti della diaspora
alla luna sfigurata ed ai sassi.

Ma ho dimenticato,
oh tu dalla voce sconosciuta !
Ho dimenticato,
è stata la tua partenza
ad arrugginire la chitarra,
o è stato il mio silenzio ?

Ti ho vista ieri al porto
viaggiatore senza provviste … senza famiglia.
Sono corso da te come un orfano
chiedendo alla saggezza degli antenati:
perché trascinare il giardino verde
in prigione, in esilio, verso il porto
se rimane, malgrado il viaggio,
l’odore del sale e dello struggimento,
sempre verde?

Ho scritto sulla mia agenda:
amo l’arancio e odio il porto,
ho aggiunto sulla mia agenda:
al porto mi fermai
la vita aveva occhi d’inverno,
avevamo le bucce dell’arancio
e dietro di me la sabbia era infinita!

Giuro, tesserò per te
un fazzoletto di ciglia
scolpirò poesie per i tuoi occhi
con parole più dolce del miele
scriverò “sei palestinese e lo rimarrai”

Palestinesi sono i tuoi occhi,
il tuo tatuaggio
Palestinesi sono il tuo nome,
i tuoi sogni
i tuoi pensieri e il tuo fazzoletto.
Palestinesi sono i tuoi piedi,
la tua forma
le tue parole e la tua voce.
Palestinese vivi, palestinese morirai.

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Il DEPOSITO DEI SEGNI
al JANANA SUMMER ENCOUNTER

Proseguono i progetti internazionali di cooperazione artistica tra l’associazione culturale Deposito Dei Segni e il Centro Al-Jana di Beirut. Dal 13 agosto all’1 settembre Cam Lecce e Jörg Grünert saranno nuovamente a Beirut per partecipare, in rappresentanza dell’Abruzzo, al Janana Summer Encounter, il meeting internazionale di formazione e aggiornamento di pratiche innovative nell’ambito dei linguaggi espressivi e artistici. Quest’anno gli artisti del Deposito Dei Segni proporranno il workshop intitolato “Il Libro vivente”. Con loro ci saranno anche due giovani attori dello staff, Fabrizio De Fabritiis ed Edvige Ungano, e la fotografa Sandra Mazzoni, «a testimonianza del fatto – spiegano Cam Lecce e Jörg Grünert – che si sta trasformando in realtà il desiderio di ospitare, in scambi di formazione, allievi palestinesi e libanesi in Italia e allievi italiani in Libano».
Il centro Al Jana opera nei campi profughi palestinesi e nelle zone emarginate e svantaggiate del Libano, occupandosi di aggiornare costantemente i suoi operatori locali grazie alla presenza continua di operatori internazionali, per supportare queste gravi situazioni sociali. Al Jana opera in network con molte Municipalità, organizzazioni e biblioteche, promuovendo attività di formazione nel campo del teatro, arte, musica, linguaggi multimediali, cinema, fotografia, letteratura, poesia e danza attraverso laboratori, rassegne, festival, incontri. Gli artisti del Deposito Dei Segni, collaboratori del centro già da diversi anni, nei loro workshop elaborano moduli attinenti alla pedagogia teatrale e didattica artistica che hanno come fulcro formativo la conoscenza delle potenzialità e delle capacità comunicative dei partecipanti. I workshop sviluppano percorsi in cui, attraverso l’esperienza teatrale ed espressiva, si possano trarre metodi e strategie relazionali capaci di saper promuovere la prevenzione del disagio esistenziale e sociale, la gestione del conflitto e sostenere orizzonti di sviluppo umano.

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